Canone, commissioni, app, tema, spedizioni e ore di lavoro. Come si costruisce il conto annuo con i vostri numeri, e dove si taglia senza rompere niente.
di Nadia Maar ·
«Quanto costa Shopify?» ha una risposta facile e inutile: il canone del piano. È la voce più visibile e quasi mai la più cara. Il conto vero di un negozio si fa su sei voci, e due crescono con le vendite — il che è giusto, ma va saputo prima di firmare un piano di crescita.
Qui c'è il modo di costruire quel conto con i vostri numeri. Non trovate un listino: i prezzi dei piani cambiano, e l'unica fonte affidabile è la pagina ufficiale nel momento in cui la leggete. Trovate la struttura, che invece cambia raramente.
| Voce | Come si comporta |
|---|---|
| Canone del piano | Fisso al mese; con la fatturazione annuale si risparmia circa un quarto |
| Commissioni sulle transazioni | Percentuale sul venduto più una quota fissa per transazione; scende salendo di piano |
| App | Fisso al mese, ma si moltiplica: è la voce che cresce da sola |
| Tema | Una tantum se pronto; a progetto se su misura |
| Spedizioni ed etichette | Variabile sugli ordini, spesso gestito fuori dalla piattaforma |
| Ore di lavoro | La voce più cara, e la sola che non compare in nessun preventivo |
Le commissioni si leggono come un numero piccolo — due punti percentuali, qualche centesimo per transazione — e si pagano come un numero grande, perché la base è il venduto.
Il conto si fa in dieci secondi: prendete il venduto mensile e moltiplicatelo per la percentuale che pagate. Su ventimila euro al mese, due punti sono quattrocento euro: più del canone di quasi tutti i piani. È la ragione per cui, oltre una certa soglia, salire di piano conviene anche se il canone raddoppia — la percentuale scende, e il risparmio supera l'aumento.
Usare un sistema di pagamento diverso da quello della piattaforma fa scattare una commissione aggiuntiva su ogni transazione, oltre a quella del fornitore che avete scelto. Prima di cambiare gateway per risparmiare qualche decimo, rifate il conto con quella voce dentro: spesso si perde.
Ogni funzione che manca si risolve con un'app da pochi euro al mese. Nessuna pesa; dodici sì. Il fenomeno è sempre lo stesso: si installano nei primi mesi, restano per anni, e metà fa cose che nessuno guarda più.
| Scelta | Quando ha senso |
|---|---|
| Tema pronto, configurato bene | Catalogo standard, budget contenuto, fretta di partire |
| Tema pronto personalizzato | Il grosso funziona, servono pagine e componenti che il tema non ha |
| Tema su misura | Il tema è il limite: prestazioni, esperienza d'acquisto particolare, marchio forte |
Il rischio del tema pronto non è l'aspetto: è la quantità di funzioni che porta e che non userete, e che pesano su ogni caricamento di pagina. Un tema molto ricco configurato male è spesso più lento di uno su misura scritto per il vostro catalogo.
La voce più cara di un negozio non sta nel pannello di fatturazione: è il tempo delle persone. Caricare prodotti, sistemare foto, controllare ordini, rispondere a «dov'è il mio pacco», correggere giacenze sbagliate.
Contatele per una settimana, moltiplicate per cinquantadue, e confrontatele con le altre cinque voci. Quasi sempre vincono — ed è anche la voce su cui un lavoro di automazione produce il ritorno più rapido, perché sostituisce ore che si ripetono ogni settimana.
La stessa piattaforma costa in modo diverso a seconda di quanto e come si vende. Non servono cifre per capirlo: basta guardare quale voce pesa più delle altre, perché è lì che si decide il conto.
| Il negozio | La voce che domina | Dove conviene lavorare |
|---|---|---|
| Pochi ordini, prodotto caro | Il canone e il tema: il fisso pesa perché il venduto è basso | Piano minimo, tema pronto, nessuna app che non porti ordini |
| Molti ordini, margine sottile | Le commissioni: ogni decimale sul venduto vale più del canone | Piano superiore se abbassa la commissione, pagamenti al costo più basso |
| Catalogo grande, molte varianti | Le ore e le app: caricare e tenere aggiornato costa tempo | Sincronizzazione automatica col gestionale, meno app che fanno la stessa cosa |
Il conto si fa in un pomeriggio, con due numeri che avete già: il venduto dell'anno scorso e le ore che il negozio si prende ogni settimana. Il primo dice se conviene un piano più alto; il secondo dice quanto vale automatizzare. Tutto il resto sono preferenze.
Canone, commissioni, app, tema, spedizioni, ore: sei righe e un foglio di calcolo. Farlo una volta l'anno dice più di qualunque confronto fra piattaforme.
Se volete, lo facciamo insieme nell'audit gratuito: guardiamo le sei voci del vostro negozio e dove si recuperano ore o margine.
Il canone è solo una delle sei voci: ci sono commissioni sulle transazioni, app, tema, spedizioni e ore di lavoro. Le commissioni crescono con le vendite: su ventimila euro al mese, due punti percentuali sono quattrocento euro, più del canone di quasi tutti i piani. I prezzi dei piani cambiano: l'unica fonte aggiornata è la pagina ufficiale.
Oltre una certa soglia sì, perché la percentuale di commissione scende: se il risparmio sulle transazioni supera l'aumento del canone, il piano più caro costa meno. Il conto si fa con il venduto mensile.
Spesso no: usare un sistema diverso da quello della piattaforma fa scattare una commissione aggiuntiva su ogni transazione, oltre a quella del fornitore scelto. Va rifatto il conto con quella voce dentro.
Fatturazione annuale, revisione del piano quando le vendite crescono, pulizia delle app due volte l'anno e automazione del passaggio che costa più ore. Non si taglia su velocità, foto e assistenza: si pagano in vendite mancate.