Un sito multilingua per vendere all'estero: hreflang, architettura degli indirizzi e gli errori che costano posizioni

Tradurre non basta: bisogna dire ai motori quale versione è per chi. Le quattro architetture possibili, come si dichiarano le lingue, che cosa va tradotto oltre ai testi e come si verifica che funzioni.

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Il momento in cui un'azienda italiana decide di vendere all'estero somiglia sempre allo stesso: si traduce il sito in inglese, si mette una bandierina in alto a destra, e si aspetta. Passano i mesi e dall'estero non arriva quasi niente — non perché la traduzione sia brutta, ma perché nessuno ha detto ai motori di ricerca che quella versione esiste e per chi è.

La parte che manca costa poco e si fa una volta: un'architettura degli indirizzi coerente, le dichiarazioni di lingua, e la traduzione delle parti che nessuno traduce. Questo pezzo è la lista.

1 · Le quattro architetture, e quale conviene

ArchitetturaQuando ha senso
Dominio per paese (esempio.de)Presenza forte e strutturata in quel mercato: costa di più e l'autorità va guadagnata daccapo
Sottodominio (de.esempio.com)Serve separare infrastruttura o redazione; per i motori resta un sito quasi distinto
Sottocartella (esempio.com/de/)La scelta giusta per quasi tutti: l'autorità del dominio è una sola e si accumula
Parametro (?lang=de)Da evitare: fragile da indicizzare e facile da sbagliare

Qualunque strada scegliate, la regola non cambia: ogni versione deve avere un indirizzo proprio e stabile. Una pagina che cambia lingua senza cambiare indirizzo è, per un motore, una pagina sola con contenuto che si muove — e una delle due lingue resta invisibile.

2 · Dire ai motori chi è per chi

Le versioni si dichiarano con hreflang: ogni pagina elenca sé stessa e le sue traduzioni. Il codice è banale; gli errori sono quasi sempre di coerenza.

head.html

<link rel="alternate" hreflang="it" href="https://esempio.com/prodotti/borsa" />
<link rel="alternate" hreflang="en" href="https://esempio.com/en/products/bag" />
<link rel="alternate" hreflang="de" href="https://esempio.com/de/produkte/tasche" />
<link rel="alternate" hreflang="x-default" href="https://esempio.com/prodotti/borsa" />
<link rel="canonical" href="https://esempio.com/prodotti/borsa" />

Tre regole: la dichiarazione è reciproca (se la pagina inglese non nomina quella italiana, la coppia non vale), ogni pagina nomina anche sé stessa, e il canonical di ogni versione punta a sé stessa — non alla lingua principale. Il canonical che punta all'italiano è l'errore più frequente, e toglie dall'indice tutte le altre lingue.

3 · Gli errori che costano posizioni

4 · Che cosa va tradotto, oltre ai testi

La traduzione dei contenuti visibili è metà del lavoro. L'altra metà decide come la pagina appare nei risultati e come funziona quando qualcuno compra:

5 · Come si verifica che funzioni

Questo sito è bilingue e usa la struttura a sottocartella con hreflang reciproco: è l'architettura che consigliamo, ed è quella su cui gira.

6 · Quali lingue aprire, e in che ordine

La domanda arriva sempre al contrario: «quante lingue mettiamo?». La risposta utile parte da un'altra parte — quali mercati potete davvero servire — perché una lingua aperta e non seguita costa più di una lingua che non c'è.

Due lingue tenute bene vendono più di sei tradotte una volta e poi lasciate ferme — e i motori se ne accorgono prima dei clienti: le pagine mai aggiornate scivolano, e trascinano giù la fiducia sul resto della cartella.

Prima di tradurre, decidete l'architettura

L'ordine giusto è: architettura degli indirizzi, dichiarazioni, poi traduzione. Invertirlo significa tradurre due volte, la seconda dopo aver spostato tutto.

Nell'analisi SEO gratuita guardiamo come sta oggi il vostro sito per i mercati esteri, e che cosa serve perché quelle pagine esistano davvero per i motori.

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FAQ

Meglio un dominio per paese o una sottocartella per lingua?

Per quasi tutti, la sottocartella: l'autorità del dominio resta una sola e si accumula. Un dominio per paese ha senso con una presenza forte e strutturata in quel mercato, e va guadagnato daccapo. I parametri nell'indirizzo sono da evitare.

Come si usa hreflang correttamente?

Ogni pagina elenca sé stessa e tutte le traduzioni, la dichiarazione è reciproca e il canonical di ogni versione punta a sé stessa. Il canonical che punta alla lingua principale è l'errore più frequente, e toglie dall'indice tutte le altre lingue.

Basta tradurre i testi per vendere all'estero?

No. Servono anche titolo e descrizione riscritti sulle parole che si cercano in quella lingua, i testi alternativi delle immagini, il microcopy del checkout, le email transazionali e le pagine legali del mercato di destinazione.

È un problema reindirizzare i visitatori in base al paese?

Sì, se il reindirizzamento è automatico e forzato: un crawler che arriva da un indirizzo estero non vedrà mai la versione italiana. La lingua va proposta, non imposta.

Nadia Maar